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L’ozonoterapia mette le ali agli sportivi (ma solo se lo dice il medico)

L’ozono può trovare diverse applicazioni anche in campo sportivo. Ad esempio può essere un utile strumento contro dolore e infiammazioni oppure un mezzo per ridurre i tempi di recupero nei casi di ernie del disco. Ma non sono le sole applicazioni di questo gas naturale e miracoloso in ambito medico sportivo.

Una tecnica efficace, e ancora poco conosciuta al grande pubblico, è quella dell’autoemotrasfusione di ossigeno ozono. Ma in cosa consiste questa pratica, ben nota agli sportivi di alto livello e considerata perfino doping se abusata o utilizzata nel contesto e nelle modalità sbagliate? Proviamo a spiegarlo in maniera semplice.

COME FUNZIONA L’AUTOEMO?

La tecnica si può spiegare in maniera molto semplice. Al paziente vieen prelevata una quantità di sangue (150-200 millilitri), che viene messa in una sacca con anticoagulante e mescolata a una miscela di ossigeno ozono. Il risultato è una maggiore ossigenazione del sangue, che quindi viene reimmesso reinfuso nella vena del paziente.

QUALI SONO I BENEFICI?

Il vantaggio è chiaro e semplice. Il sangue è più ossigenato e quindi si tratta di un ottimo rimedio per ridurre la fatica, tanto che in una manciata di minuti è possibile passare dalla stanchezza a una sensazione di generale benessere. Insomma: l’autoemo è uno strumento prezioso (ma da non abusare) per migliorare la ripresa fisica dopo prestazioni particolarmente impegnative oppure per migliorare la prestazione in corso d’opera, soprattutto nel caso di sport di resistenza (come il ciclismo).

AVVERTENZE

Ovviamente l’autoemo non può essere utilizzata per alterare le prestazioni sportive durante le competizioni e va praticata sotto stretto controllo medico per evitare problemi. I rischi sono minimi, ma solo se si rispettano tutte le regole.

 

La curiosa mossa di un ciclista durante una gara. L'ozono può mettere le ali, come citava un noto spot, ma stavolta non c'entra...

La curiosa mossa di un ciclista durante una gara. L’ozono può mettere le ali, come citava un noto spot, ma stavolta non c’entra…

 

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